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Diario
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1 aprile 2007

L’eccezione.

 

Soffro nel
vederti infrangere
i principi sui quali era
salda un’esemplare dignità.

Non c’è cambiamento di sé quando non prendiamo in carico d vivere l’intensità emotiva che è nel lutto della perdita di ciò che si era.
Il cambiamento è anche ridiscutere i principi su cui si fonda il rispetto di se stessi. Ma quando si esplorano ipotesi
per capire cosa e oltre a quello che si era  si è diventati, nulla è saldo ma tutto incerto e fluido. Il cambiamento
comporta anche il rischiare di sospendere la propria antica dignità.

Condizione
inammissibile,
la discutibile urgenza
per cui è indispensabile
uniformarsi alla media.

Esatta sintesi di quanto descritto nell’amore liquido di Bauman.

Si dice che ad ogni rinuncia
corrisponda una contropartita
considerevole, ma l’eccezione alla regola
insidia la norma.

L’infrazione dello stato quieto delle cose mette in discussione il principio della rinuncia. Il principio della rinuncia
 è quello che rende valida esclusivamente e permanentemente la scelta fatta, negando il diritto di cittadinanza
alle altre decisioni possibili. Il principio della rinuncia è un principio ideologico, da una parte il bene e da tutte le
 altre parti il male. E’ il costo del patto stabilito con la considerevole contropartita.
Ciò non inficia che si valuti, alla caduta del mito, la contropartita come, appunto, considerevole; perché il
cambiamento non può rimuovere il ricordo dei vissuti e dei legali emotivi precedenti la crisi.
Questa messa in discussione della norma però fa entrare in gioco quelle che prima erano
 condizioni inammissibili, che spingono ad un cambiamento urgente e inarrestabile. La negoziazione del cambiamento, dal come si era al come si sarà, assume una dialettica razionale, che esclude pertanto le precedenti e ammissibili variabili, fondandosi su una logica e analisi dei costi e dei benefici che non fa altro che alimentare le motivazioni del persistere, permanente, della crisi.
Nulla, quando il meccanismo che argina le condizioni inammissibili si rompe, può ricomporre il precedente stato delle cose: perché la razionalità argomenta e persuade meglio di quanto faccia l’emotività. E il negare nella dialettica quest’ultima nega anche l’avvento di quelle tenue ma esistenti chance di cogliere, nel caos, ciò che potrebbe riavviare forme di comune progettualità o rivelare che resta considerevole il valore della contropartita.

Se è vero che ad ogni rinuncia
corrisponde una contropartita
considerevole, privarsi dell’anima comporterebbe
una lauta ricompensa.

Liberarsi di quello che si era in favore di quello che si  sarà, è un rischio che ci si assume con il primo passo nella stagione dei cambiamento.
Un rischio che è fonte di ansia e di insicurezza, anche perché il coraggio nel persistere nelle motivazioni della crisi non è una costante.
Ma è la dialettica razionale e logica, fondata sull’utilità pragmatica, che mantiene permanente la capacità di non ascoltare la delicata ma potente opposizione delle ragioni del cuore.  Anche l’anima deve essere gratificata dalle ragioni della testa, e perciò si spera che tutto il soffrire, il vivere la transizione, il tenere fermo il punto abbia un senso e si concretizzi un giorno in un maggiore benessere.

Soffro nel
vederti compiere
bizzarre movenze indotte
da un burattinaio scaltro.

Il rischio della manipolazione della testa, di seguire ciò che è fuorviante dalla precedente ideologia è nelle cose di un simile stato di rinuncia, abbandono e trasformazione. Più la crisi è profonda, più la dialettica è feroce e costante; maggiore dunque la necessità per la ragioni di illustrare al cuore e all’anima i futuri vantaggi di non accettare neanche una tregua con la contropartita.
Ci si racconta favole perché aiuta, in quanto stremati dalla continua schermaglia, disporre di  un sogno bizzarro, di una fantasia senza realtà e possibilità di realizzarsi.
Ci si affida a quacos’altro, senza accorgersi dell’illusione della ragione poiché si è vittime del delirio di chi pensa di essere nel giusto.

Credi sia
una scelta ammirevole
fuggire lo sguardo
severo e vigile
della propria coscienza?

No. Ritornare allo sguardo della  coscienza, viversela mentre dolorosamente muta pelle e anima è l’unico modo per arginare, frenare, contrastare, ed eliminare infine,  il delirio di prima.

Si dice che ad ogni rinuncia
corrisponda una contropartita
considerevole, ma l’eccezione alla regola
insidia la norma.

La mia eccezione è nell’immagine che riporto, che è tango e bacio assieme. E’ ciò che ho sognato, giunto inaspettato e che mi ha fatto svegliare di notte, non dormire di giorno. Inatteso il teorema si è rivelato falso  nel momento in cui si intravedevano chance di soluzione. Al risveglio, dopo che nel sogno l’emotività ha parlato, la coscienza, tornata severa e vigile, ha reso impossibile fuggirne lo sguardo. L’eccezione porta alla rinuncia.

Se è vero che ad ogni rinuncia
corrisponde una contropartita
considerevole, privarsi dell’anima comporterebbe
una lauta ricompensa.

Non si può avere una contropartita considerevole quando l’anima disegna, sogna, assapora una lauta ricompensa. 
Non essendo questa disponibile nell’immediatezza con cui la si desidera si prova a vivere.
E che l’anima mi salvi dal delirio prossimo venturo.




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1 aprile 2007

Soffro nel vederti infrangere i principi sui quali era salda un'esemplare dignità.


Il movimento della società è incessante. Ed oggi si è in una nuova fase costituente delle forze che animano parte di questo movimento. Il centrosinistra ridisegna se stesso. Da una parte chi pensa di farlo a partire, principalmente, da se stesso, dall’altra chi riconosce il bisogno di nuove aggregazioni e nuove energie.

Questo movimento è per me interessante e utile, perché porta a lasciare le tribù e a discutere di comunità e dunque spinge alla partecipazione e alla mobilitazione. La comunità esiste nei valori condivisi dagli individui che in essa trovano e riconoscono se stessi e la loro appartenenza.

Penso si sia tutti chiamati a contribuire alla  riflessione, la comunità, anche quando si sceglie l’eremitaggio coinvolge ciascuno di noi.

Il movimento più rilevante importante, anche perché riguarda le forze dell’attuale governo nazionale, è quello del Partito Democratico.

Leggendo le mozioni congressuali dei DS, ora che la costituente per il PD è approvata, trovo che in quella di Mussi si parla esplicitamente di società dell’informazione :

… è importante continuare la battaglia per una moderna e democratica società dell'informazione fondata sul pluralismo, su un forte servizio pubblico e su di un'adeguata normativa antitrust.

Mentre nella mozione di Fassino non si fa riflessione sulla società dell’informazione ma è ricorrente il termine innovazione come priorità e qualità delle varie politiche, ad esempio:

Un’Italia che sappia rispettare il protocollo di Kyoto, facendone una straordinaria opportunità di innovazione tecnologica, di modernizzazione ecologica dell’economia e di un nuovo modo di produrre e di consumare.

Nella mozione Angius invece, la declinazione dell’innovazione in termini di avvento dell’era digitale non è trattata, non per disinteresse della cosa, ma per il tipo di riflessione  che quella piattaforma congressuale propone per la  fase costituente del PD.

Nel sofferente momento che accompagna la nascita di due costituenti a partire dall’esperienza dei DS ritengo,  quale che sia l’approdo della comunità della sinistra italiana, che questa debba fondare la sua dignità socialista  anche su una seria riflessione su: che cosa è l’innovazione tecnologica, cosa è  la società dell’informazione e delle reti,  quale rapporto hanno questi temi con la vita dell’uomo e della comunità, e come si riflettono nei principi e nelle pratiche politiche.




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25 marzo 2007

Il wiffismo 5 - La ristrutturazione del capitale telematico.


Abbiamo con  l’opera di Castells idea di come il capitale, soprattutto nella società della rete, sia stato in grado di ristrutturarsi e superare le contraddizioni che il materialismo storico prevedeva inconciliabili tanto da causare, in ultima analisi,  un cambiamento rivoluzionario della società.
Il  27 dicembre 2006  il Governo apre uno spiraglio ad una modalità istituzionale capace di ristrutturare il capitale telematico del paese e conciliare i diversi bisogni e interessi in gioco e rendere plausibile l’affievoliersi di spinte di massa alla rivoluzione wiffista.
Si tratta di ristrutturazione in quanto i detentori tradizionali del capitale telematico, neanche partecipano alle aste, come la Deutsche Telekom per la quale  il WiMax non rappresenta un’alternativa alle attuali tecnologie a banda larga.

Il fronte del wiffismo si dividerà in diverse mozioni congressuali :

-         mozione tedesca : proverà a proporre ostacoli all’accaparramento dei detentori tradizionali di capitale telematico (che in realtà non hanno interesse a questa gara) e una regionalizzazione delle licenze (in modo che ognuno abbia il suo operatore locale)

-         mozione francese : i grandi operatori gareggiano tutti e si punta ad una diffusione dei servizi più che della connettività, per cui vncono anchel e regioni

-         mozione italiana : … verranno resi disponibili più lotti di frequenze (nella banda Wi-Max 3.4÷3.6 GHz) per iniziali complessivi 35+35 MHz, ripartibili anche su più macroaree nazionali.

Sul come funzionerà la mozione italiana il dibattito anche giuridico sta approfondendo i meccanismi. L'industria si confronta e i  consumatori continuano a seguire gli eventi.
Il digital divide, per quanto attiene la bandalarga,  è questione di minoranza.
Sarà una gara a risolvere i nodi su cui nasce il wiffismo? Il movimento nascente è già alla svolta per la sua decadenza? La ristrutturazione risolverà la contraddizione materialista?




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22 marzo 2007

e-Zen: la seconda fase costante.





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22 marzo 2007

Mistegov – Il 5 o il 4.



Egoverville non smette mai di sorprendere. Nelle iscrizioni digitali in cui il turista di passaggio può imbattersi ve ne è una su cui da decenni gli studiosi dibattono, anche qui senza la fortuna di trovare soluzioni al mistero.

L’iscrizione rinvia al mito della “visione condivisa”, il più elevato momento alchemico e mistico, nel quale l’estasi dell’innovazione tecnologica consente di vedere i diversi livelli di governo andare assieme lungo la retta via del cambiamento.

Il mito racconta che 5 sono i landmark, verso l’assoluta modernizzazione della PA ma l’iscrizione che qui  riportiamo ne rivela solo i primi 4.

Si narra che la quinta pietra di confine, la chiave di accesso alla verità esoterica della cooperazione applicativa e dell’interoperabilità concreta, sia indicibile e pertanto non rivelabile se non a chi è gran maestro.

Colgo quindi l’occasione per chiedere: C’è qualcuno tra voi che ha mai visto la quinta linea?




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18 marzo 2007

Senza mai dimenticare el abrazo (jamas partido)

Non riesco a incontrare la mia migliore amica da non so più quanto tempo. Il che non vuol dire non sapere cosa ne è di lei (e di me).

Ma incontrare l’altro consente profondità inedite, per cui in questo lungo tempo ci siamo solo scambiati informazioni sulle emergenze, ossia su quanto di fenomenico ed epidermico ci accade. Tutto il resto, ciò che è importante dirsi e darsi, lo abbiamo rinviato all’incontro, che non riusciamo a realizzare.

Le informazioni che ci siamo scambiati ci consentono di sapere che entrambi siamo impegnati in cose e, dal lontano ultimo incontro, abbiamo avuto dei vissuti importanti, di quelli che ti cambiano, che comportano scelte che ci accompagneranno per lunghi tratti di vita. Ma è lo scambio della confidenza, di ciò che è nell’oscurità,di quel riservato e intimo che due amici si sentono liberi di condividere non si è realizzato.

E’ su questo che la tecnologia non aiuta, consentendoci però di rimanere in connessione l’uno con l’altro nel modo epidermico del vedere.

Io e lei siamo in connessione tramite cellulare (so dove sei e cosa fai), tramite posta elettronica (so cosa dici e pensi), tramite immagini (vedo la tua nuova casa nella tua nuova città), ma non ho occasione dell’abbraccio, dello stringersi fisico ed emotivo, del contatto con ciò che siamo oltre il riproducibile nel digitale.

L’abbraccio alla mia amica - che è  rientrato prepotente nella società contemporanea e che il tango mi ha insegnato a vivere con intensità – non sarà mai digitale, non sarà mai perduto.




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18 marzo 2007

ALI Baba e i quaranta servizi. I°parte.


Mi è venuto in mente, o re felice, che nel tempo dei tempi, in una città della Egorsia, vivevano due fratelli, che si chiamavano uno Ciesseti e l'altro, nato da seconde nozze ALI Baba. Quando il padre di costoro, che era un uomo di modeste risorse, morì, i due fratelli procedettero a dividersi equamente i magri beni lasciati dal genitore. Certo l'eredità non migliorò di molto la condizione dei due fratelli, perché i beni lasciati dal padre erano ben poca cosa.
Ma Ciesseti ebbe la fortuna di conoscere un giorno una mezzana, la quale, dopo avere sperimentato su di sè e con piena soddisfazione le gagliarde virtù di copulatore del giovanotto, gli combinò un matrimonio con una ragazza piacevole di aspetto e per giunta  provvista di beni di fortuna e padrona di una bottega fornita di ogni applicativo proprietario, così che Ciesseti diventò dall'oggi al domani un uomo agiato, anzi, uno dei più ricchi mercanti della città e poté fare a meno di preoccuparsi dell'avvenire.
Lo stesso non si poteva dire dell'altro fratello, ALI Baba, il quale aveva sposato una donna povera come lui, viveva in una povera casa  in un’area sottoutilizzata Obiettivo 2 e possedeva quale unica ricchezza tre programmini open source che gli servivano per tenere la contabilità di un paio di piccoli comuni , attività con la quale tirava avanti alla meno peggio.
Ora avvenne che un giorno, mentre ALI Baba si trovava a far di conto come al solito, sentì in lontananza un rumore sordo che si avvicinava sempre più e alla fine, prestando orecchio, ALI Baba fu certo che si trattasse del trepestio di parecchi servizi che cercavano di andare on line. ALI Baba pensò dovesse trattarsi di qualche banda di servizi di primo livello e  ritenne prudente nascondersi fino a che non avesse potuto vedere chi erano i servizi che arrivavano così di carriera. Perciò si arrampicò su un grande albero che sorgeva davanti casa e si nascose fra i rami in modo da poter vedere senza essere veduto. E fu una saggia decisione la sua, perché di lì a poco vide arrivare al gran galoppo una masnada di servizi, grandi e grossi, e dalle facce feroci.
A un cenno del loro capo,  un brutto servizio di terzo  livello, smontarono da cavallo, legarono le bestie agli alberi, quindi tolsero dalle selle delle bisacce e se le caricarono sulle spalle.
(segue)




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18 marzo 2007

Tango e Manager (dove eravamo rimasti?)


Si è sempre almeno in due.
In qualsiasi contesto di lavoro vi troviate sarete sempre almeno in due. Come nel Tango.Il tango rompe lo schema gerarchico del  superiore/inferiore poichè crea una alleanza per il tempo che dura un ballo o se volete un progetto o il perseguire un obiettivo aziendale.Deve essere una alleanza leale, che realizza un gioco a somma positiva. Si è in due anche quando si coordina un team di lavoro.In questo caso il responsabile del team o il leader è quello cui qualcuno riconosce, poco importa se in modo motivato,  più competenze o esperienza o abilità nel disegnare una coreografia in cui ognuno avrà la sua parte e troverà il suo agire gratificante per se stesso e gli altri.Il ruolo del leader è raggiungere un obiettivo in un lasso di tempo determinato, farlo cadenzando i tempi e, soprattutto, seguendo il ritmo.

In qualsiasi contesto.
In qualsiasi contesto vi trovate a lavorare vi è una asimmetria, ossia qualcuno, in quella situazione ha più chance di un altro. C’è qualcuno che ha più (o tutte le) chance perché al termine della situazione (una riunione, un colloquio,ecc.) sia la sua la decisione (l’unica) che conta.Un manager è tale se ha la possibilità di scegliere anche per conto degli altri, di dire ad uno o molti cosa fare e come e poi agire in modo che tutti rispettino la sua decisione.Anche un manager è in situazioni di asimmetria, deve rendere conto ad un CDA o a un direttore.C’è dunque qualcuno che conduce la danza. Nel tango è l’uomo a condurre. Ma non è obbligatorio. All’inizio della storia del tango, era comune che gli uomini ballassero tra di loro e ancora oggi in ogni grande show vi è una coreografia con soli ballerini maschi per ricordare queste origini. Quando si inizia ad andare a lezione di tango è normale per un allievo “condurre” il proprio maestro, ma è gratificante per il discente il momento in cui assume il ruolo della donna o dell'umo, imparando così un nuovo modo di muoversi nello spazio della milonga e apprendendo nuove emozioni. Questa asimmetria è non solo necessaria ma indispensabile per capire il proprio ruolo, come ci si  muove nello spazio e cosa ci dà piacere. Se non si prova, se non si sperimenta, non si saprà mai quale è il ruolo che ci piace. E questo non significa provare per esprimere un giudizio di valore, ma comprendere da che parte della inevitabile asimmetria si ha maggiore benessere o ci si muove a più agio.

L’asimmetria è imperfetta.
Per definizione l’asimmetria è imperfetta.In ogni situazione in cui si ha asimmetria bisogna scegliere da quale parte della barricata stare. Dipende poi dalle proprie attitudini, comportamenti, emozioni, decidere e comprendere nel tempo, per istinto o per convenienza, quale è il proprio ruolo. All’inizio si è tutti allievi, ma poi nella vita inevitabilmente la domanda, spesso implicita, che ci si fa è maestro o allievo? Non sempre è così lineare l’evoluzione. Alcuni diventano manager per la propria ambizione e dedizione ai vantaggi di esserlo, altri per passione nel proprio lavoro, altri per routine (laddove l’apice della carriera è dirigenziale) e infine altri per una sorta di fortuna genetica ( i cosiddetti figli di). Il nostro ruolo attuale è frutto della nostra vita e a volte delle nostre scelte.La nostra vita stessa è imperfetta, forse ne abbiamo sognato un’altra o ne desideriamo una diversa o ne abbiamo vissute diverse.Solo le nostre emozioni sono perfette, perché sono uniche e irreversibili. Pensate alle situazioni in cui siete innamorati o quando avete vissuto grandi dolori, come un lutto. Se accettate l’imperfezione della vita e la perfezione delle vostre emozioni vivrete con benessere il vostro ruolo e ballerete al meglio il vostro tango

L’alleanza nel tempo.
Il tango se è passione autentica vi chiederà una alleanza per tutta la vita. Per quanti anni di scuola di ballo possa avere alle spalle, per quanti maestri abbia frequentato, qualsiasi ballerino è perfettibile nella sua tecnica e può sempre imparare  nell’incontro con un nuovo insegnante.Un’azienda chiederà ad un manager qualcosa di molto prossimo a questo tipo di alleanza. Nell’acquisire dall’esterno o nel promuovere a dirigente una propria risorsa umana gli chiederà scenograficamente di essergli leale per il resto della vista e di migliorare nel tempo la performance che gli viene richiesta. Gli darà una bella stanza, diversi orpelli barocchi dalla tipologia di quadri alle pareti fino all’auto aziendale e lo aggiornerà di tanto in tanto con qualche breve ma intenso master.La lealtà consente all’azienda di fidarsi di voi e delle vostre scelte, di proteggervi dalle maldicenze degli altri manager e dalle lamentele del vostro personale e a voi di giustificare, verso voi stessi e gli altri,  l’impegno e la passione che mettete nel vostro lavoro e sentirvi meno soli con le vostre responsabilità.Ma è questa  una lealtà valida fino a nuovo avviso, può cessare in modo cinico. Anch’essa è imperfetta.Se considerate la vostra azienda come il vostro partner di ballo potrete attendervi una qualsiasi reazione umana alcune gratificanti altre invece in grado di generare un malessere  anche drammatico; come l’innamoramento verso un altro dirigente, l’affidamento di un progetto importante ad un altro manager, all’incidente di salute che non rende più possibile ballare.L’equilibrio personale nel vissuto di questa alleanza è il risultato del vostro modo di interpretare il ruolo di manager nel tempo di un tango.Se questo ruolo dura il tempo di un brano, vi concentrerete nel massimizzare quell’esperienza, se si svolgerà ragionevolmente nell’arco di una serie di brani, cioè una tanda, distribuirete meglio le vostre risorse e aspettative.Un manager è differente da altre figure organizzative  in quanto deve comprendere il tempo che ha disposizione e prevedere se vi sarà una pausa al termine di una tanda.

Imperfezione e interpretazione.
Il senso di imperfezione della vita, che si manifesta con le sue ingiustizie, il suo cambiamento costante, la sua insicurezza  sarà un alleato per tutto il tempo della vostra esistenza. L’accettazione dell’imperfezione è soprattutto la capacità a interpretarla e a vedere, nel peggior momento possibile, una via di fuga per il futuro e di positività nel presente e nel contingente. Questa accettazione, in quanto emozione, è un percorso individuale e unico di ciascun essere umano, l’interpretazione che se ne dà è sempre personale.
Per questo ognuno balla il suo tango, nell’improvvisazione che gli consente di restare in equilibrio per la durata del brano.Anche essere manager è un percorso personale all’interno di più cicli di vita lavorativa.Si può essere ballerino per passione e manager per occasione, ma si può interpretare ognuno dei due ruoli come professionisti e cercare nei cicli di vita di accrescere la propria expertise. E di nuovo si può scegliere di rimettere tutto in discussione, da manager a ballerino e viceversa. Come nel simulacro di pausa che segue una tanda, si può scegliere se ballare un Rock ’n’ Roll o sedersi ai lati della pista.

Manager fuori dalla milonga.
Non tutti sono manager, per cui nel tempo molti imparano a fare il manager.In entrambi i casi, sia se  lo si è o sia se  lo si fa,  si apprende un metodo.Ripeto, non si nasce manager: lo si è o lo si diventa attraverso un proprio percorso.Circoscrivere il metodo al luogo dove lo si utilizza e nel tempo in cui è atteso dagli altri che lo si eserciti, significa chiudere la porta quando si esce dal lavoro e lasciarsi alle spalle le questioni affrontate in azienda.Purtroppo “un metodo” è pervasivo poichè tende sempre ad andare oltre la sfera in cui produce un vantaggio nell’utilizzarlo.Chi balla tango tende a mantenere la posizione della sua camminata anche mentre passeggia per strada, o va a fare la spesa o rassetta casa. Le sue caviglie tenderanno a sfiorarsi e avrà piacere ad “ascoltare” il peso dei suoi passi alternarsi da una gamba all’altra e a sentire dove si colloca il suo baricentro.Questo piacere lo ha anche un manager. Quando qualcuno gli confida un problema e il manager applica per trovare una soluzione, non necessariamente in modo deliberato, un metodo che usa sul lavoro, egli ha una gratificazione poiché fa coincidere una esperienza realizzata altrove in un contesto diverso. Forse la soluzione proposta è davvero utile  per chi ci ha chiesto un consiglio ma è altrettanto vero che non necessariamente essa è la migliore poiché potrebbe trascurare la scoperta dell’altro, ovvero quella empatia olistica che si ha nel  frangente del qui e ora. Un manager che si porta dietro i suoi metodi e, soprattutto, li usa per il naturale fatto di possederli, è come chi sente delle voci dentro, per quanto mistiche è portatore di un malessere, non di un bene da condividere o cui ricorrere nella relazione con gli altri. Per quanto utile nelle prassi quel metodo non sarà in grado di generare una presa in carico corretta rispetto alla domanda che gli viene posta. Il rischio è di ricorrere alla cassetta degli attrezzi e  di tirare fuori un martello quando, invece, quello che serve è un cacciavite.




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4 marzo 2007

Il risveglio mortale (o dell’ossimoro turistico).


Neanche PCF 
ce l’ha fatta a resistere.

Ma non è solo e non ne ha colpa.

L’occasione è troppo ghiotta anche per altre rotte di navigazione di CST: Britten, Undo,  SP e Innovazionedigitale.

Un logo presentato il giorno in cui cade il governo italiano non può che  essere oggetto di analoga crisi.

E’ crisi sostenuta da più di 3.000 (tremila!) firme per l’Associazione Italiana Progettazione Comunicazione Visiva che scrive una lettera al Presidente del Consiglio dei Ministri.  Scrive una lettera aperta a Britten  pure il blog Scandaloitaliano (che ha almeno il merito di aver diffuso il termine webmostro, altro ossimoro), e si indegnano le associazioni di consumatori.

Come la crisi di governo le forze politiche riflettono  e dibattono, mentre la stampa   racconta i quotidiani sviluppi della situazione.

Noi osserviamo che non è previsto dalla Costituzione nessun voto di fiducia per risolvere la questione di un portale.

Il problema (?) perciò resta. Se la stabilità politica del Paese è una questione di riforma elettorale, altri propongono una riforma del codice di Italia.it

Le frange radicali additano gli autori materiali della crisi  che tentano di scomparire, forse con l’aiuto dei servizi segreti e intanto la protesta digitale monta; è iniziata la caccia all’errore e alle raccomandazioni politiche  e il picchettaggio telematico.

La scalinata per Posillippo  resta irta (e pure scivolosa) mentre l’ossimoro rimane: come un portale nazionale può essere federale?

Se il dubbio è che il 2.0 del turismo ha già reso superato il dibattito, una certezza ci dà speranza per il futuro: aldilà del logo resiste la creatività italiana.




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3 marzo 2007

Quinto diario di bordo.


Dentro il Cannocchiale

Quarta di copertina
Sabrina P. 

UNDO

Fuori da il Cannocchiale,

 ISDR
Unarete
Alfonso Fuggetta
Cronache dell’e-government
innovazionedigitale.
Beppe Grillo.
Tangoquerido

Novità dentro il Cannocchiale
UIC
Patamelieblog
ReginaZabo

Novità Fuori da il Cannocchiale
http://storiedimelania.blog.tiscali.it/

http://www.brunopellegrini.it/

Cose non o quasi blog

http://it.blogbabel.com/

http://www.ninjamarketing.it/default.php

 

Per chi approda su CST only today dico che tutti i blog sono segnalati senza alcun ordine o preferenza, io stesso non so con che frequenza passo a ripercorrere e scoprire i blog che segnalo.

La novità del quinto diario è che alcuni fari sono stati inseriti nello spazio per i link “da vedere”.
Saluto come sempre i blogger di passaggio che hanno lasciato un commento e rinnovo l’appello: se su Il Cannocchiale vi è altro che dovrei cominciare a leggere non siate timidi e lasciatemi il link o una boa nel commento.




permalink | inviato da il 3/3/2007 alle 20:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa
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marzo